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Fratellino

Un libro che fa male. Fa male perché chi narra, Ibrahima Balde, narra la propria storia, senza tanti fronzoli, senza piangersi addosso, con molta semplicità e verità. E proprio per questo il racconto è disarmante.

Perché noi europei non riusciamo neppure a concepire l’idea che un bambino vada a vendere pantofole per strada con il proprio padre, poi si trovi a fare chilometri da solo e con mezzi di fortuna prima per tornare a casa dalla madre, poi per andare a cercare il proprio fratello: sempre sulla soglia della sopravvivenza, arrangiandosi a qualsiasi lavoro, sempre a superare le frontiere dei paesi africani da clandestino, rischiando la morte ed infine, arrivato in Marocco, quasi costretto a mettersi in mare, perché impossibilitato a tornare indietro, con negli occhi i cadaveri di chi non ce l’ha fatta, nel deserto, nelle foreste, nelle prigioni e solo alla fine nelle acque che lambiscono le coste dell’Europa.

Quanti Ibrahima ci passano molto vicini ogni giorno. Quante volte siamo indifferenti alla loro storia.

Letto per voi da
Federica Belli


Fratellino

di di Amets Arzallus Antia e Ibrahima Balde
tradotto da Roberta Gozzi
Feltrinelli
2021

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